ATTENZIONE: NOTA AIFA ABOLITA NEL 2025
Farmaci in nota:
– Anticoagulanti orali inibitori della vitamina K (AVK): Warfarin, Acenocumarolo
– Inibitori diretti della trombina o del fattore Xa (NAO/DOAC): Dabigatran, Apixaban, Edoxaban, Rivaroxaban
La presente Nota AIFA ha lโobiettivo di definire, sulla base delle principali evidenze disponibili, i criteri di prescrivibilitร a carico del SSN degli antcoagulanti orali nelle indicazioni:
- Tratamento domiciliare della Trombosi Venosa Profonda (TVP) e dellโEmbolia Polmonare (EP) e profilassi delle recidive di TEV nellโadulto e nella popolazione pediatrica;
- Prevenzione primaria di episodi tromboembolici venosi (TEV) in adulti sotoposti a chirurgia sostitutiva elettiva totale dellโanca o del ginocchio.
La prescrizione a carico del SSN deve avvenire nel rispetto delle indicazioni contenute nella Nota e per le indicazioni di cui al punto 1. dovrร essere accompagnata dalla compilazione della Scheda di valutazione e prescrizione da parte dei Medici di Medicina Generale o degli Specialisti (vedi allegato 1a e 1b). La scheda di valutazione e prescrizione sarร inizialmente cartacea nelle more della informatizzazione. La nota non definisce il posto in terapia delle eparine non frazionate (ENF) e delle eparine a basso peso molecolare (EBPM) il cui utilizzo รจ quasi esclusivamente limitato alla terapia della fase acuta del TEV in particolare nei pazienti ospedalizzati o con maggiore gravitร clinica; questi farmaci vengono citati solo marginalmente quando coinvolti nella gestione domiciliare del TEV.
Tratamento domiciliare della TVP e dellโEP e profilassi delle recidive
PERCORSO DECISIONALE
Come si puรฒ vedere dalla Figura 1. i momenti decisionali dellโanticoagulazione necessari per gestire la strategia terapeutica della fase acuta e della fase di prevenzione delle recidive del TEV sono 3:
- una FASE INIZIALE
- una FASE di LUNGO TERMINE
- una eventuale FASE DI ESTENSIONE

Criteri generali
- La diagnosi di TEV deve essere oggetto di una attenta valutazione clinica e deve essere sempre confermata attraverso esami strumentali per valutarne la sede, lโestensione e la gravitร .
- La scelta di iniziare una terapia anticoagulante orale non puรฒ prescindere da una attenta valutazione delle controindicazioni al trattamento. In gravidanza, nella popolazione pediatrica e quando la terapia anticoagulante รจ fortemente sconsigliata รจ raccomandata una gestione specialistica. Nella Tabella 1 vengono elencate le principali condizioni che, dal punto di vista clinico, sconsigliano fortemente lโinizio di una terapia anticoagulante con AVK o NAO/DOAC o impongono una particolare attenzione nel definire il bilancio fra i benefici e i rischi del trattamento. Per la gestione delle terapie anticoagulanti con AVK e NAO/DOAC in corso di procedure chirurgiche o manovre invasive si rimanda allโallegato 3. Per una trattazione completa si rimanda alle schede tecniche dei singoli farmaci: htps://www.aifa.gov.it/trova-farmaco.

- La strategia complessiva (trattamento iniziale, profilassi delle recidive di TEV e durata) deve essere modulata in base alla stratificazione del rischio individuale di ricorrenza del TEV (Tabella 2) e alla quantificazione del rischio emorragico. Per quanto riguarda questโultimo esistono vari strumenti validati per definire il rischio emorragico individuale, ma nessuno di questi รจ considerato realmente predittivo in quanto il rischio complessivo dipende anche da fattori individuali non considerati da tali strumenti. Lo score ACCP riportato in Tabella 3 puรฒ essere uno strumento utile per identificare i principali fattori di rischio emorragico ed i tempi di follow-up, ma non dovrebbe essere vincolante per orientare la decisione clinica. Altri strumenti analoghi disponibili in letteratura sono descritti a seguire nella Tabella 5.


- La scelta del farmaco e del regime terapeutico I farmaci coinvolti nella fase iniziale dellโanticoagulazione sono: le ENF, le EBPM, i NAO/DOAC, gli AVK. La scelta dellโanticoagulante orale da utilizzare nella fase acuta del TEV dipenderร dal quadro clinico e/o dal NAO/DOAC che si intende utilizzare. I farmaci coinvolti nella fase di lungo termine e/o di estensione sono: i NAO/DOAC, gli AVK e solo marginalmente le EBPM. La scelta dellโanticoagulante da utilizzare in tali fasi dipenderร dal quadro clinico (con particolare riferimento allโeventuale presenza di tumori in fase attiva ad alto rischio di manifestazioni tromboemboliche) e/o dal NAO/DOAC che si intende utilizzare. Gli AVK e i NAO/DOAC sono farmaci di provata efficacia per il tratamento e la prevenzione delle recidive del TEV nellโadulto e nella popolazione pediatrica e per la prevenzione primaria del TEV in adulti sotoposti a chirurgia sostitutiva eletiva totale dellโanca o del ginocchio. Numerosi studi ne hanno dimostrato lโefficacia ed un profilo di sicurezza favorevole, se correttamente gestiti in termini di selezione dei pazienti e di follow-up. In particolare, i NAO/DOAC si sono dimostrati altretanto efficaci, ed in alcuni casi piรน efficaci, degli AVK nel ridurre il rischio di TEV in questi setting clinici, e piรน sicuri degli AVK rispeto al rischio di emorragia intracranica. Per alcuni NAO/DOAC รจ stato evidenziato un aumentato rischio di sanguinamento gastro intestinale rispeto agli AVK. In considerazione delle evidenze scientifiche disponibili, relativamente allโuso prevalente nel trattamento e nella prevenzione del TEV, non รจ aytualmente possibile stabilire la superioritร di un NAO/DOAC (dabigatran, rivaroxaban, apixaban, edoxaban) rispeyto allโaltro. Pur considerando che la scelta del trattamento rimane una decisione clinica affidata al medico prescrittore, nel rispeto dei principi etici del codice deontologico a paritร di valore clinico delle alternative disponibili la prescrizione dovrร tenere conto dellโuso ottimale delle risorse e, quindi, considerare lโopzione piรน vantaggiosa per SSN.
Una volta deciso che il bilancio beneficio rischio per iniziare un tratamento con un - anticoagulante orale รจ favorevole, la scelta della strategia da utilizzare potrร essere quella di:
- iniziare con un tratamento parenterale (ENF o EBPM) nella fase INIZIALE dellโanticoagulazione per poi proseguire con un anticoagulante orale (AVK o NAO/DOAC) per le fasi di LUNGO TERMINE e per lโeventuale fase di ESTENSIONE utilizzando i dosaggi previsti nei rispettivi RCP.
- dabigatran, edoxaban e gli AVK dovranno essere obbligatoriamente assunti
successivamente al trattamento con un anticoagulante parenterale somministrato
per almeno 5 giorni;
- dabigatran, edoxaban e gli AVK dovranno essere obbligatoriamente assunti
- utilizzare un NAO/DOAC o un AVK a partire dalla fase INIZIALE secondo le modalitร previste dallโRCP:
- apixaban e rivaroxaban non richiedono un tratamento parenterale nella fase iniziale dellโanticoagulazione, ma in tale fase sono previsti dosaggi piรน elevati.
Per una trattazione completa si rimanda alle schede tecniche dei singoli farmaci: htps://www.aifa.gov.it/trova-farmaco.
La scelta di utilizzare un NAO/DOAC o un AVK dovrebbe essere guidata dalle seguenti considerazioni:
I NAO/DOAC sono generalmente preferibili per i pazienti:
โข con pregressa emorragia intracranica, o ad alto rischio di svilupparla;
โข che assumono farmaci che potrebbero interferire con gli AVK;
โข con oggettive difficoltร ad accedere ad un regolare monitoraggio dellโINR.
Gli AVK sono generalmente preferibili (mantenendo INR 2-3) per i pazienti:
โข con grave riduzione della funzionalitร renale (VFG <15 mL/min);
โข con sindrome da antifosfolipidi;
โข che assumono farmaci che potrebbero interferire con i NAO/DOAC.
I NAO/DOAC e gli AVK non dovrebbero essere utilizzati:
โข in gravidanza e allatamento;
โข in presenza di grave epatopatia (fare riferimento alle avvertenze presenti negli RCP dei singoli farmaci).
La scelta di utilizzare un NAO/DOAK o un AVK in pazienti con tumori maligni in fase attiva dovrebbe essere fata caso per caso valutando i benefici e i rischi rispeto alle EBPM. In particolare in presenza di pregressa chirurgia oncologica del tratto digerente (cioรจ in condizioni in cui il corretto assorbimento non รจ garantito ed il rischio di sanguinamento รจ aumentato), di neoplasie del trato gastro intestinale e genito urinario (aumentato rischio di sanguinamento), di neoplasie cerebrali, di leucemia acuta (condizione clinica non affrontata negli studi clinici), di un quadro clinico instabile (trombocitopenia, nausea/vomito), di possibili interazioni farmacologiche con la terapia antineoplastica, i dati atualmente disponibili depongono per un bilancio beneficio rischio incerto o in alcuni casi sfavorevole per NAO/DOAK e AVK.
- apixaban e rivaroxaban non richiedono un tratamento parenterale nella fase iniziale dellโanticoagulazione, ma in tale fase sono previsti dosaggi piรน elevati.
- iniziare con un tratamento parenterale (ENF o EBPM) nella fase INIZIALE dellโanticoagulazione per poi proseguire con un anticoagulante orale (AVK o NAO/DOAC) per le fasi di LUNGO TERMINE e per lโeventuale fase di ESTENSIONE utilizzando i dosaggi previsti nei rispettivi RCP.
- La durata del tratamento anticoagulante
Lo scopo della terapia anticoagulante รจ quello di iniziare e completare il trattamento dell’episodio acuto di TEV e successivamente eseguire una profilassi delle recidive. La scelta della durata del trattamento (per un arco di tempo limitato o in alternativa per un tempo non definito) deve tener conto della causa della TVP/EP, della sua localizzazione ed estensione, dei fattori di rischio di ricorrenza e del rischio emorragico del singolo paziente, coinvolgendolo nel processo decisionale per ottimizzare la terapia e garantire l’aderenza al trattamento. In generale superata la fase iniziale, variabile da 5 a 21 giorni, si raccomanda di proseguire il trattamento anticoagulante fino al compimento del 3ยฐ mese. Alla visita di controllo a conclusione del 3ยฐ mese di trattamento in rapporto al rischio di ricorrenza, al rischio emorragico, alla presenza di una neoplasia maligna in fase attiva, alla compliance del paziente e allโesito degli esami strumentali di controllo, si possono presentare i seguenti scenari clinici:
Assenza di neoplasia in fase attiva
Presenza di neoplasia in fase attiva

Prevenzione primaria degli episodi di TEV in adulti sotoposti a chirurgia sostitutiva elettiva totale dellโanca o del ginocchio
Gli episodi di TEV sono una complicanza frequente durante e dopo il ricovero nei pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica e in particolare per la chirurgia dellโanca e del ginocchio. La profilassi primaria anticoagulante, per un periodo variabile di almeno 10-14 giorni (per la chirurgia sostitutiva del ginocchio) e fino a 28 – 38 giorni (per la chirurgia sostitutiva dellโanca), riduce tale rischio. Dabigatran, apixaban e rivaroxaban hanno dimostrato unโefficacia sovrapponibile alle EBPM sia nellโartroprotesi totale dโanca che di ginocchio. Stante la durata limitata della terapia raccomandata e la gestione principalmente specialistica, la presente Nota AIFA non prevede una scheda di prescrizione dedicata per questa indicazione.
APPROFONDIMENTO ALLA NOTA
Considerazioni generali
Il tromboembolismo venoso (TEV) comprende l’embolia polmonare (EP) e la trombosi venosa profonda (TVP), provocate dalla formazione di coaguli di sangue nelle arterie polmonari e nel sistema venoso profondo e gravate da conseguenze cliniche quali la morte, la sindrome post-flebitica, lโipertensione polmonare cronica, nonchรฉ il rischio di recidiva. Tra le malattie cardiovascolari, l’EP รจ la terza causa piรน comune di morte, dopo l’infarto del miocardio e l’ictus [1]. Il tasso di mortalitร รจ di circa il 6% dopo un episodio di TVP e di circa il 12% dopo un episodio di EP ad 1 mese dalla diagnosi [2]. Il TEV รจ il risultato dell’interazione tra fattori di rischio correlati al paziente (solitamente permanenti) e fattori di rischio correlati alla specifica condizione clinica (solitamente transitori) predisponenti per TEV (Tabella 4). Lโidentificazione del tipo di fattore di rischio, permanente o temporaneo, รจ importante per la valutazione del rischio di recidiva (Tabella 2) e, di conseguenza, per ottimizzare il processo decisionale su quanto protrarre la terapia anticoagulante rispetto allโevento acuto, in considerazione anche del rischio di sanguinamento individuale. Il tratamento anticoagulante tempestivo e adeguato infatti contribuisce alla risoluzione dellโevento in fase acuta e a prevenire le recidive tromboemboliche, ma al contempo รจ gravato dal rischio di sanguinamento. Pertanto, la terapia deve essere individualizzata a seconda della condizione clinica, delle comorbiditร del paziente, della causa sottostante e dei fattori di rischio predisponenti per TEV, bilanciando atentamente i benefici rispeto ai rischi e monitorando attivamente e costantemente i pazienti sotoposti al trattamento. Costituiscono popolazioni a rischio che richiedono particolare attenzione i pazienti oncologici e i bambini nei quali gli episodi di tromboembolismo venoso sono particolarmente infausti. Nei bambini e nei neonati, benchรฉ raro, il TEV รจ associato a condizioni cliniche come il cancro, le cardiopatie congenite, i traumi, lo stato trombofilico e lโimpianto di catetere venoso centrale, questโultimo di gran lunga il fatore di rischio prevalente sopratuto nei neonati [3, 4, 5, 6].

Gestione del tratamento anticoagulante
Trattamento domiciliare della TVP/EP e prevenzione delle recidive
La terapia del TEV prevede 3 fasi di diversa durata di seguito indicate e illustrate nella Figura 1:
- il trattamento iniziale dei primi 5-21 giorni;
- il trattamento a lungo termine (primario) della durata compresa tra 3 e 6 mesi;
- il trattamento di estensione delle recidive dopo la fase primaria di 3-6 mesi.
Una varietร di opzioni terapeutiche รจ attualmente disponibile per la fase iniziale e per le successive fasi di trattamento anticoagulante, la cui scelta da parte del clinico va adattata alla condizione clinica e alle caratteristiche individuali del paziente.
Trattamento anticoagulante iniziale
EMBOLIA POLMONARE
La gestione terapeutica indicata dalle linee guida [7, 8] dellโEP in fase iniziale tiene conto della stratificazione del rischio clinico e della stabilitร emodinamica nelle prime ore dallโevento, elementi in base ai quali gestire il paziente modulandone anche la terapia anticoagulante. Alla luce della complessitร clinica dei pazienti con instabilitร emodinamica, la gestione รจ da considerarsi specialistica e di ambito ospedaliero in fase acuta. Diversamente, la gestione dei pazienti stabili e senza compromissione delle funzioni vitali in fase post-acuta puรฒ essere attuata dallโassistenza primaria, cui la presente Nota รจ indirizzata. In particolare, alla luce dei dati di farmacocinetica degli anticoagulanti ad azione diretta (DOAC) [9], รจ possibile ottenere un effetto anticoagulante altrettanto rapido che somministrando eparina a basso peso molecolare (EBPM). Gli studi clinici randomizzati al riguardo hanno infatti dimostrato unโefficacia non inferiore della terapia anticoagulante orale rispetto a quella parenterale utilizzando dosi piรน elevate di apixaban per i primi 7 giorni o di rivaroxaban per le prime 3 settimane dallโevento acuto [9, 10]. Tale approccio terapeutico non รจ applicabile a dabigatran e edoxaban, che diversamente devono essere iniziati dopo almeno 5 giorni di EBPM sottocute a dosi terapeutiche [8]. Lโutilizzo di un NAO/DOAC (apixaban, dabigatran, edoxaban o rivaroxaban) rappresenta quindi una ulteriore opportunitร terapeutica; tali farmaci sono preferenzialmente raccomandati rispetto agli antagonisti della vitamina K (VKA) [7, 8, 11], con lโeccezione dei pazienti con insufficienza renale severa, durante la gravidanza e lโallattamento e dei pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipidi. In caso il paziente non sia eleggibile a un DOAC, รจ raccomandato che il trattamento con AVK sia embricato con un anticoagulante a somministrazione parenterale per almeno 5โ7 giorni, fino al raggiungimento di INR target di 2.5 (range 2.0โ3.0).
TROMBOSI VENOSA PROFONDA
La terapia anticoagulante della trombosi venosa profonda รจ raccomandata solo a seguito di diagnosi certa confermata mediante ecocolordoppler. La terapia iniziale si differenzia a seconda della localizzazione, agli arti inferiori prossimale o distale/isolata, agli arti superiori, a livello del circolo venoso cerebrale o splancnico [12]. Secondo la Consensus europea in assenza di controindicazioni nei pazienti con TVP degli arti superiori e/o inferiori i NAO/DOAC dovrebbero essere preferiti agli AVK [13]. I pazienti con trombosi venosa profonda distale isolata degli arti inferiori con alto rischio di ricorrenza (Tabella 2), dovrebbero essere trattati come per TVP prossimale, diversamente quelli con basso rischio di ricorrenza dovrebbero essere sottoposti a terapia parenterale con EBPM per un periodo di 4-6 settimane [8, 12, 14]. Rispetto a questo scenario clinico esiste un disaccordo fra le linee guida; le linee guida CHEST, ad esempio, raccomandano il controllo ecografico seriale anzichรฉ la terapia anticoagulante, suggerendo di iniziarla eventualmente in caso di estensione confinata al distretto distale, ma raccomandandola in caso di estensione al circolo venoso prossimale [8, 11]. Le EBPM sono da preferire rispeto ai NAO/DOAC per il tratamento iniziale nei pazienti oncologici, con situazioni cliniche instabili, come bassa conta piastrinica, nausea, vomito e a rischio di interazioni farmacologiche con la terapia antitumorale, cosรฌ come nei pazienti sotoposti a intervento chirurgico oncologico che coinvolge il trato gastrointestinale superiore [12].
Trattamento anticoagulante a lungo termine e di estensione
Lo scopo della terapia anticoagulante รจ completare il trattamento dell’episodio acuto e prevenire le recidive di TEV in termini di nuovi episodi di EP e/o TVP, adattando la gestione clinica e terapeutica alle caratteristiche individuali di ciascun paziente. Il trattamento anticoagulante orale prolungato oltre il 3ยฐ mese, tuttavia, pur riducendo il rischio di ricorrenza, รจ gravato da un aumentato rischio di sanguinamento che ne compensa variabilmente il beneficio. Nella pratica clinica risulta pertanto indispensabile selezionare al meglio gli individui eleggibili alla terapia anticoagulante di estensione in considerazione dei fatori di rischio individuali di recidiva e dei fatori di rischio emorragico, coinvolgendo il paziente nel processo decisionale per otimizzare la terapia e garantire l’aderenza al tratamento. A tal proposito, i pazienti oncologici costituiscono una popolazione di particolare attenzione clinica come รจ di seguito specificato [15].
EMBOLIA POLMONARE
La maggior parte degli studi randomizzati incentrati sulla terapia anticoagulante a lungo termine ha incluso pazienti con TVP, con o senza EP. Tra di essi, solo due studi randomizzati si sono focalizzati specificamente su pazienti con EP [16, 17]. Gli studi clinici di riferimento hanno valutato inoltre diverse durate di trattamento anticoagulante [16, 17, 18, 19, 20]. Nellโinsieme, le evidenze disponibili hanno confermato lโefficacia e la sicurezza della terapia anticoagulante, contribuendo alla raccomandazione che tutti i pazienti con EP dovrebbero ricevere il trattamento a lungo termine per un periodo di almeno 3 mesi e, quando il rischio emorragico lo consente, di 6 mesi. La letteratura scientifica inoltre ha evidenziato che, alla sospensione del trattamento anticoagulante, il rischio di recidiva di eventi tromboembolici, come EP e/o TVP, risulta simile sia per una durata di terapia di 3โ6 mesi che per trattamenti piรน prolungati di oltre 12 mesi [7].
a) Sintesi delle raccomandazioni per il regime e la durata della terapia in pazienti senza cancro
Lโanticoagulazione terapeutica per almeno 3 mesi รจ raccomandata per tutti i pazienti con EP [7, 8, 21]. Per i pazienti con un primo episodio di EP/TEV secondario a un importante fattore di rischio transitorio, si raccomanda lโinterruzione della terapia anticoagulante orale dopo 3 mesi [7, 8, 16, 22, 23]. Le societร americane ACCP e ASH raccomandano, per il trattamento primario di pazienti con un episodio di TVP e/o EP, se provocato da un fattore di rischio transitorio o anche non provocato da fattori di rischio, un ciclo anticoagulante piรน breve di 3โ6 mesi rispetto a un ciclo di 6โ12 mesi [24, 25]. Il trattamento anticoagulante orale di durata indefinita รจ raccomandato per i pazienti che presentano TEV ricorrente (con almeno un precedente episodio di EP o TVP) non correlato a un fattore di rischio maggiore transitorio o reversibile [7, 8, 26]. Il trattamento anticoagulante orale con AVK per un periodo indefinito รจ raccomandato per i pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipidi [7, 8, 11, 27]. Lโanticoagulazione orale prolungata di durata indefinita deve essere presa in considerazione per i pazienti con un primo episodio di EP e nessun fattore di rischio identificabile e rimovibile [7, 8, 16, 17, 21, 28โ30], o con un fattore di rischio persistente diverso dalla sindrome da anticorpi antifosfolipidi [7, 8, 16, 29, 30]. Lโanticoagulazione orale di estensione di durata indefinita puรฒ essere presa in considerazione anche per i pazienti con un primo episodio di EP associato a un fattore di rischio transitorio o reversibile minore [7, 8, 16, 17, 29]. Se dopo un episodio di EP in un paziente non oncologico si decide di prolungare la terapia anticoagulante orale, dopo 6 mesi di trattamento deve essere presa in considerazione una dose ridotta dei NAO (apixaban 2,5 mg due volte al giorno o rivaroxaban 10 mg una volta al giorno) [7, 8, 9, 29, 30]. Nei pazienti che ricevono una terapia anticoagulante di estensione, si raccomanda di rivalutare a intervalli regolari la tollerabilitร al trattamento e lโaderenza ai farmaci, la funzionalitร epatica e renale, e di rivalutare il rischio di sanguinamento e il rapporto beneficio/rischio [11, 31].
b) Sintesi delle raccomandazioni per il regime e la durata della terapia in pazienti con cancro
Per i pazienti con EP e cancro in fase attiva, per i primi 6 mesi deve essere presa in considerazione EBPM sottocutanea adattata al peso rispetto allโuso degli AVK [7, 11, 32โ35]. Edoxaban deve essere considerato unโalternativa a EBPM sottocutanea adattata al peso, in particolare nei pazienti senza cancro gastrointestinale [7, 36]. Rivaroxaban deve essere considerato unโalternativa a EBPM sottocutanea adattata al peso, in particolare nei pazienti senza cancro gastrointestinale [7, 37]. Per i pazienti con EP e cancro, deve essere presa in considerazione una terapia anticoagulante di estensione per un periodo indefinito o fino alla guarigione del cancro [7, 38]. Piรน recentemente, le linee guida CHEST raccomandano in questo setting di preferire i NAO/DOAC (apixaban, edoxaban e rivaroxaban) a EBPM [8]. Nei pazienti con cancro, deve essere presa in considerazione la gestione dellโEP incidentale allo stesso modo dellโEP sintomatica, se coinvolge rami segmentari o piรน prossimali, piรน vasi subsegmentali, o un singolo vaso subsegmentale in associazione con TVP provata [7, 39, 40].
TROMBOSI VENOSA PROFONDA
Sostanzialmente, il trattamento anticoagulante dei pazienti con TVP rispecchia le indicazioni giร elencate per il trattamento dellโEP, anche se la diversa entitร nosologica e le piรน recenti evidenze della letteratura scientifica rispetto allโEP hanno generato specifiche raccomandazioni [7, 12]. Quando si opta per una terapia anticoagulante di estensione, parimenti a quanto previsto nel trattamento dellโEP, dovrebbe essere definito il beneficio/rischio individuale per tutti i pazienti con TVP, tenendo conto anche delle preferenze, dellโaderenza, dellโimpatto delle complicanze a lungo termine e delle recidive (Tabella 2 e 3) [7, 11, 12].
a) Sintesi delle raccomandazioni per regime e durata della terapia in pazienti senza cancro
I pazienti con TVP prossimale devono essere trattati per almeno 3 mesi dallโevento acuto [11, 12]. In assenza di controindicazioni, i NAO/DOAC dovrebbero essere preferiti come terapia anticoagulante a lungo termine nei pazienti non oncologici (ad eccezione dei pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipidi, nei quali รจ raccomandata la terapia con AVK) [11, 12], e nei pazienti con oggettive difficoltร ad accedere a un regolare monitoraggio dellโINR o che assumono farmaci che potrebbero interferire con gli AVK. Nei pazienti a basso rischio di recidiva, dovrebbe essere considerata lโinterruzione della terapia anticoagulante dopo 3 mesi di trattamento [12]. Nei pazienti a rischio intermedio di recidiva, dovrebbe essere presa in considerazione lโestensione della terapia anticoagulante, a condizione che il rischio di sanguinamento sia basso. Attualmente, apixaban e rivaroxaban a dose ridotta hanno mostrato di indurre un beneficio nel trattamento di estensione in questi pazienti [11, 12]. Nei pazienti ad alto rischio, la terapia anticoagulante dovrebbe essere proseguita, sempre a condizione che il rischio di sanguinamento sia basso [11, 12].
b) Sintesi delle raccomandazioni per regime e durata dell’anticoagulazione in pazienti con cancro
Le EBPM sono raccomandate rispetto agli AVK per il trattamento a lungo termine [11, 12]. In assenza di controindicazioni, gli anticoagulanti orali possono essere considerati nei pazienti con cancro in fase attiva dopo 6 mesi di trattamento con anticoagulante parenterale [12]. In particolare, edoxaban e rivaroxaban possono essere considerati unโalternativa alle EBPM per il trattamento di estensione in pazienti senza carcinoma gastrointestinale o uroteliale, prestando particolare attenzione alle potenziali interazioni farmacologiche con la terapia antitumorale [12, 41, 42]. Apixaban puรฒ essere considerato unโalternativa alle EBPM per il trattamento di estensione in pazienti senza carcinoma cerebrale primario o metastatico o leucemia acuta, anche in questo caso prestando particolare attenzione alle potenziali interazioni farmacologiche con la terapia antitumorale [12, 43โ45]. Le EBPM sono generalmente da preferire rispetto ai NAO/DOAC per il trattamento a lungo termine nei pazienti oncologici [11] con situazioni cliniche instabili, come bassa conta piastrinica, nausea e vomito, rischio di interazioni farmacologiche con la terapia antitumorale, intervento chirurgico che coinvolge il tratto gastrointestinale superiore [12] Nei pazienti con trombosi venosa splancnica, in caso di cirrosi, tumori solidi o alto rischio di sanguinamento, le EBPM somministrate in fase acuta dovrebbero essere preferite anche nel trattamento a lungo termine e nella eventuale fase di estensione.
Bilancio fra il rischio di recidiva tromboemboembolica e il rischio emorragico
Il rischio di recidiva di TEV dopo lโinterruzione del trattamento รจ correlato alle caratteristiche dellโevento indice di EP o TEV. In particolare, il tasso di recidiva a seguito di un primo episodio di EP allโinterruzione del trattamento anticoagulante รจ del 2,5% per anno se lโevento indice รจ associato a fattori di rischio transitori. Osservazioni simili sono state confermate anche in studi prospettici di pazienti con un primo episodio di TVP [7, 12]. Lโincidenza di TEV ricorrente non รจ influenzata dalla manifestazione clinica del primo evento, risultando simile sia dopo EP sia dopo TVP prossimale. Tuttavia, nei pazienti che hanno avuto una EP, il TEV ricorre piรน frequentemente come EP, mentre nei pazienti che hanno avuto una TVP, tende a ripresentarsi piรน frequentemente come TVP [46]. Il tasso di mortalitร per TEV ricorrente nei pazienti che hanno avuto in precedenza un episodio di EP รจ doppio rispetto a quello dei pazienti che hanno avuto come primo evento una TVP [20, 47, 48].
- pazienti nei quali un importante fattore di rischio transitorio/reversibile (piรน comunemente interventi chirurgici maggiori o traumi), puรฒ essere identificato come responsabile dell’episodio acuto;
- pazienti nei quali l’episodio indice si รจ verificato in presenza di un fatore di rischio transitorio/reversibile di grado moderato o debole, o se persistente da un fattore di rischio non associato a malignitร per trombosi. Ciรฒ rende maggiore il rischio di ricorrenza;
- pazienti con uno o piรน precedenti episodi di TEV in assenza di fatori maggiori transitori/reversibili e pazienti con una condizione protrombotica persistente maggiore come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi;
- pazienti in cui l’episodio indice si รจ verificato in assenza di qualsiasi fattore di rischio identificabile;
- pazienti con cancro attivo.
Nella Tabella 2 sono riportati alcuni esempi di fattori di rischio transitori e persistenti per TEV, classificati in base al rischio di recidiva a lungo termine. Tra di essi si sottolinea che il cancro in fase attiva รจ un importante fattore di rischio per la recidiva di TEV, ma anche per il sanguinamento durante il trattamento anticoagulante [50]. In aggiunta ai fattori elencati, i pazienti portatori di alcune forme di trombofilia ereditaria, quali il deficit confermato di antitrombina III, proteina C o proteina S, e la condizione di omozigosi per il fattore V Leiden e per la mutazione G20210A della protrombina, sono eleggibili al trattamento anticoagulante a tempo indeterminato dopo un primo episodio di EP verificatosi in assenza di un importante fattore di rischio reversibile [7, 12, 49].
In merito al rischio emorragico, una recente meta-analisi di studi clinici randomizzati su pazienti con TEV in terapia anticoagulante di durata compresa tra 3 e 12 mesi, ha dimostrato che i NAO/DOAC determinano globalmente una riduzione del rischio relativo di sanguinamenti maggiori rispetto ai AVK del 40% (1,08% verso 1,73% rispettivamente, RR 0,63, IC 95% 0,51-0,77) [51]. Tra i fattori di rischio di sanguinamento vanno considerati lโetร avanzata (in particolare >75 anni), la storia di pregresso sanguinamento se non associato ad una causa reversibile o trattabile, lโanemia, il cancro attivo, un pregresso ictus emorragico o ischemico, la malattia renale cronica, la malattia epatica cronica, la concomitante terapia antipiastrinica o con farmaci antinfiammatori non steroidei, gli stati di grave malattia acuta o cronica, lo scarso controllo della terapia anticoagulante. Il rischio complessivo di sanguinamento del paziente deve essere pesato dopo aver quantificato i fattori di rischio individuali elenca e anche con lโaiuto di scale di stima del rischio giร all’inizio del trattamento, e rivalutando periodicamente il paziente. I fattori di rischio di sanguinamento modificabili, se riscontrati, dovrebbero essere rimossi. Inoltre, la rivalutazione periodica, ad esempio una volta l’anno nei pazienti a basso rischio di sanguinamento e ogni 3 o 6 mesi nei pazienti ad alto rischio di sanguinamento, รจ mandatoria per stabilire la durata, il regime e la dose del trattamento anticoagulante. Oltre alla scala ACCP descritta in Tabella 3, per completezza si riportano nella Tabella 5 ulteriori e analoghi strumenti. Si sottolinea che, benchรฉ tali strumenti non siano completamente sovrapponibili per po e numero dei fattori di rischio emorragico individuati, in quanto derivanti da studi diversi per disegno, popolazione e durata di trattamento, รจ comunque utile considerarli come supporto alla gestione terapeutica individuale.

Prevenzione primaria del TEV in adulti sottoposti a chirurgia sostitutiva elettiva totale dellโanca o del ginocchio
Il TEV รจ una complicanza frequente durante e dopo il ricovero sia per i pazienti ospedalizzati in ambiente medico che chirurgico. In particolare, i pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica hanno un piรน alto rischio rispetto a tuti gli altri ospedalizzati [52]. La profilassi primaria anticoagulante riduce tale rischio e quello di complicanze [53]. Numerose linee guida internazionali condividono sostanzialmente le stesse raccomandazioni riguardo la profilassi nei pazienti sottoposti ad artroprotesi di anca e di ginocchio. In particolare, le linee guida ACCP forniscono un indirizzo dettagliato soprattutto per quanto riguarda la profilassi farmacologica. Esse raccomandano con la stessa forza eparina non frazionata (ENF), EBPM, fondaparinux, AVK e NOA/DOAC. Tuttavia, le EBPM sono indicate come il tratamento ottimale e sostanzialmente di preferenza rispeto alle altre alternative farmacologiche [53]. Gli studi clinici hanno dimostrato che rivaroxaban ha una efficacia sovrapponibile a EBPM sia nellโartroprotesi totale dโanca che di ginocchio [54-57]. Risultati analoghi sono stati mostrati in studi che hanno riguardato apixaban e dabigatran nello stesso contesto clinico [58-62]. In merito alla durata del trattamento (Figura 2), puรฒ essere considerato un periodo variabile di almeno 10-14 giorni per la chirurgia sostitutiva del ginocchio e fino a 28-38 giorni per la chirurgia sostitutiva dellโanca, con modeste oscillazioni in considerazione dellโanticoagulante prescritto, della ripresa funzionale dellโarto, della durata dellโimmobilitร del paziente e dellโautonomia di marcia [53, 63].

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